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https://www.pupia.tv - Roma - Istituzioni, professioni sanitarie e volontariato: i pilastri della buona Sanità - Conferenza stampa di Roberto Giachetti (01.04.25)

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Trascrizione
00:00Per quanto riguarda la sala, la dobbiamo lasciare alle 12.30, quindi pregherei i nostri relatori
00:08di fare i loro interventi in un lasso di tempo di 12 minuti massimo, in modo che possiamo
00:18gestire meglio la conferenza.
00:20Io mi presento, per chi non mi conosce, sono Luciana Cardi, sono volontaria Arvas da circa
00:2615 anni e sono nel Consiglio esecutivo dell'Associazione.
00:31I nostri relatori quest'oggi saranno il dottor Antonella Urigema, che è in arrivo, del Presidente
00:39del Consiglio della Regione Lazio, il dottor Angelo Pochini, che è docente di organizzazione
00:46di scienze infermieristiche presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università di
00:51Tor Vergata e presso il Polichinico Umberto Primo, e il dottor Silvio Roscioli, che è
00:56il Presidente dell'Organizzazione di Volontariato Sanitario Arvas, che da più di 45 anni è
01:03presente vicino ai bisogni dei pazienti.
01:06In questo incontro, grazie appunto agli interventi dei nostri relatori, vorremmo avviare una
01:14riflessione sulle possibili azioni che istituzioni, professioni sanitarie e volontariato possono
01:24avviare.
01:25Questi tre mondi, li abbiamo chiamati i tre pilastri necessari per attuare una buona sanità
01:33nell'interesse del bene comune.
01:36Forse non si parla abbastanza dell'interazione tra questi tre mondi, delle possibili sinergie
01:42e dei possibili programmi o progetti che possono essere condivisi.
01:46Questo per mettere sempre la persona al centro dell'attenzione.
01:50Oggi vogliamo testimoniare la necessità che istituzioni, professioni sanitarie e il mondo
01:58del volontariato possano confrontarsi senza preclusioni o preconcetti.
02:04Diamo rispetto alla scaletta che avrebbe dovuto aprire questa conferenza il dottor Aurigemma.
02:14Pregherai invece il dottor Pochini di introdurre, per quanto riguarda le materie di sua competenza,
02:26che sicuramente focalizzerà le problematiche ed evidenzierà quanto sia significativo l'impegno
02:37delle professionalità mediche e infermieristiche per migliorare la qualità di vita del paziente.
02:43Le prego di iniziare, grazie.
02:47Buongiorno a tutti, intanto grazie per l'invito e soprattutto per questa occasione.
02:55Devo dire che quando ho letto il titolo Pilastri della Sanità, quando si parla di professioni sanitarie,
03:02l'argomento è veramente ampio, ci sarebbe tantissimo da dire, i 12 minuti sono sicuramente pochissimi,
03:08però penso che dobbiamo fare una riflessione comune.
03:13Oggi passa un po' troppo per opinione comune che la sanità non funziona.
03:19Non è vero, lo sappiamo molto bene che l'impegno che viene dato dai professionisti è altissimo.
03:26Abbiamo un sistema sanitario estremamente complesso, questo non devo dire niente di nuovo,
03:31la sua complessità è che non sempre risponde alle esigenze di una popolazione che sta velocemente cambiando.
03:41Io, oltre a fare il docente, in realtà sono anche un caposala, quindi presto faccio in modo che i professionisti,
03:52in questo caso gli infermieri, traducano il loro sapere in prestazioni assistenziali.
03:57Quindi il denominatore comune è rispondere ai bisogni di salute, ciascuno per le proprie competenze.
04:04Qual è il problema principale, forse, del servizio sanitario nostro?
04:08Ripeto, la popolazione cambia, i bisogni sono tanti, i modelli organizzativi però sono vecchi tante volte,
04:16e non si fa quasi in tempo a seguire la tecnologia, le evoluzioni, le nuove evidenze scientifiche,
04:23e quindi questo comporta che qualche volta una prestazione o certe situazioni non raggiungono dei buoni risultati.
04:32Ora, che cosa è successo?
04:34Proprio per cercare di rispondere sempre più alle esigenze della popolazione,
04:40è inevitabile che il personale, che comunque poco sappiamo a livello sanitario, non siamo tantissimi,
04:47ci si sta sempre più organizzando, sempre più concentrando sul tecnicismo,
04:53cioè sul rispondere al singolo bisogno assistenziale, al singolo bisogno di salute, dal punto di vista sempre più tecnico.
05:01Questa situazione purtroppo però sta portando, in alcune realtà, a perdere di vista l'aspetto globale del paziente.
05:12Non dico che ci si concentra tantissimo solo sull'organo malato, perché non è sempre solo così,
05:17però capita che per questioni di tempo, di risorse, ma anche di modello organizzativo,
05:24ci si risponda con più tecnicismo possibile.
05:29Addirittura l'intelligenza artificiale, che si sta introducendo sempre di più nel mondo della salute,
05:36e le nuove tecnologie sempre più sofisticate, ci portano a rispondere a certe caratteristiche.
05:42Bene, che cosa succede?
05:44Succede che l'aspetto umano, l'aspetto relazionale, l'aspetto con il paziente, che è assolutamente fondamentale.
05:53Oggi sappiamo che la relazione con il paziente è un momento di cura,
05:59però spesso e volentieri il tempo a disposizione non è tantissimo.
06:03Ecco che io per la mia esperienza, da quando ho cominciato moltissimi anni fa a fare il caposala,
06:11a svolgere la funzione di coordinatore, ho sempre visto il volontario, perché c'è da citarlo subito,
06:19è diventato subito un valore aggiunto.
06:22Cioè lì dove noi non riuscivamo in qualche modo a raggiungere il paziente
06:26o alcuni elementi della sua famiglia su alcuni passaggi,
06:30avevamo visto da subito che avere un volontario, una persona che aveva più tempo da stare vicino al paziente,
06:37era un aiuto per noi ma soprattutto per il paziente.
06:42Ecco che almeno noi al San Camillo, parlo dell'esperienza dove lavoro,
06:47anche io lavoro presso l'azienda ospedalea San Camillo di Roma,
06:50in molte aree, soprattutto le aree di area medica e l'area chirurgica,
06:57la presenza della persona, in questo caso dedicata all'ascolto,
07:03alla partecipazione di alcuni bisogni fondamentali, diventa preziosa.
07:09Questo ci crediamo, ci crediamo fortemente, almeno noi come azienda, ma anche in altre realtà è così.
07:15E oggi come oggi, quando mi capita di parlare alle nuove leve dal punto di vista dei nuovi studenti infermieri,
07:24dico sempre, il paziente non può essere assistito esclusivamente da soltanto alcune figure.
07:32Oggi dovremmo ragionare sempre di più di un'integrazione tra le varie possibilità di assistenza.
07:37L'assistenza la facciamo tutti, la facciamo a vari livelli, ciascuno con i propri ruoli,
07:42ma l'aspetto di presa in carico del paziente deve essere fatto da tantissimi attori.
07:48Tant'è vero che oggi si chiede anche al paziente di partecipare al processo di cura, addirittura in alcuni ambiti decisionali.
07:57Proprio perché pensiamo che la pluralità, la possibilità di avere una visione più grande,
08:04ci permette di offrire sicuramente al paziente, alla persona malata, l'offerta migliore.
08:10Quindi, dal punto di vista così introduttivo che posso dire, non si può fare sanità da soli,
08:19solo con solo tecnicismo, se noi non valorizziamo gli aspetti umani che sono oggi fondamentali.
08:25Non ci dimentichiamo che la popolazione sta andando verso un modello sempre più di pazienti anziani,
08:32pluripatologici, con tantissimi bisogni, spesso lasciati da soli, spesso senza famiglia,
08:38senza una presenza continua. Ecco, avere la possibilità di includere un'altra figura, che può essere il volontario,
08:48è sicuramente per noi un valore importante.
08:52Questo per me è un'introduzione che penso che sia motivo poi di riflessione, che dovremmo farlo poi a vari livelli.
09:00Sicuramente, grazie, perché dalle sue parole è emerso quanto il servizio alla persona sia veramente un impegno significativo
09:11e di come è importante svolgerlo nel migliore dei modi, proprio per l'attenzione a cui faceva riferimento
09:18e per il rispetto verso chi soffre.
09:21Forse soltanto così arriveremo a parlare di buona sanità, perché le professionalità infermieristiche e mediche
09:28sono forse l'espressione più diretta e qualificata di questo mondo.
09:35Saltiamo appunto a quello che per noi era il terzo pilastro rispetto alla scaletta, il volontariato.
09:47È una parola che è presente ormai nella nostra quotidianità, che forse ha avuto maggior risalto con la pandemia.
09:55Una pandemia che ci ha colto totalmente impreparati, ma che non ha fermato il mondo del volontariato.
10:02Anzi, probabilmente si è rinnovato, si è rinventato, per poter assolvere a nuove esigenze, anche più urgenti.
10:12Il dottor Roscioli, che vanta una lunghissima militanza nel mondo del volontariato, ne conosce sicuramente ogni sfaccettatura.
10:23Per cui prego di fare il suo intervento, dottor Roscioli.
10:27Grazie, grazie perché mi sento molto pilastro, anche dal punto di vista proprio di estetico.
10:39Grazie per avermi ricordato di essere un po' anziano.
10:48Mentre ascoltavo Angelo Bocchini, riflettevo su una cosa in più rispetto a quello che sto per dirvi.
10:56Parto proprio da questo.
10:59Indubbiamente il ruolo del volontario è cambiato.
11:04Noi che siamo in Arvas da 45 anni sappiamo che 45 anni fa, quando è nata l'Arvas,
11:11al volontario ospedaliero veniva chiesto essenzialmente l'aiuto nella distribuzione e fruizione dei pasti alle persone che da sole non potevano mangiare.
11:23E quindi la stessa Arvas, ma così come altre associazioni, si era organizzata proprio in questo senso.
11:31Quindi turni di colazione, pranzo e cena.
11:34Poi nel corso degli anni, piano piano, abbiamo scoperto, sentendolo non solo a livello di ascolto, ma proprio sentendolo come percezione,
11:46che i bisogni delle persone andavano modificandosi.
11:53Perché purtroppo la persona intesa come tale, quindi la persona in senso olistico, la salute in senso olistico, veniva quasi tecnicizzata.
12:08Sempre più tecnicizzata.
12:10Tant'è che siamo arrivati oggi a parlare con molta libertà, a volte anche a sproposito, per esempio di intelligenza artificiale,
12:21sempre meno si parla di uomo, cioè di essere umano.
12:26Quello che diceva Angelo è assolutamente la base della motivazione del volontario.
12:35Ma noi volontari, ed è questa l'aggiunta che voglio fare, dobbiamo essere bravi, dovremmo essere bravi,
12:43a cercare di rinfrescare nel personale sanitario, che è obberato di lavoro, è strabieno di responsabilità,
12:54a volte non sanno davvero a chi dare i resti, come si dice, a volte vengono quasi proiettati in realtà estremamente difficili
13:08e hanno solo gli elementi propri, personali, per far fronte a tutto questo.
13:13Ecco, noi dovremmo aiutare il personale sanitario tutto, quindi parlo di medici, parlo delle professioni sanitarie tutte,
13:23quindi il personale infermieristico, maglia os, insomma tutte le persone che fanno parte del corpo lavorativo ospedaliero,
13:32dovremmo cercare di aiutarli a riscoprire la propria motivazione.
13:36Perché quello che per noi è normale, naturale, cioè chiederci perché lo faccio, perché lo facciamo,
13:44questa è la domanda che il volontario dovrebbe porsi ogni volta che mette piede in ospedale,
13:50non solo all'inizio del corso di formazione o magari il giorno che riceve l'attestato di doneità.
13:59Ecco, questo perché lo faccio forse dovremmo aiutare, creandogli lo spazio di dialogo, il personale sanitario a riscoprirlo.
14:09Perché io non credo che, come si dice spesso, oggi si fa l'infermiere perché si cerca lavoro, va bene tutto.
14:19Sì, dubbiamente c'è necessità di lavorare, ci si rivolge su più fronti quando c'è la ricerca del lavoro,
14:27però certo per esempio che diventare infermiere è una cosa particolare, vogliamo dirlo, è una scelta particolare, così come medico.
14:36Ecco, allora forse stando vicino a loro come persone, sempre più persone,
14:43cioè con una prossimità fatta di attenzione e di cura, così come ce l'abbiamo per i pazienti, per i familiari dei pazienti,
14:51questo potrebbe portare ad un miglioramento di un quadro che invece nel corso degli anni si è sempre più marcato purtroppo negativamente.
15:04Io non voglio disturbare la teoria dei due mondi di Platone, però in effetti qua ci troviamo di fronte alle istituzioni
15:15che pensano, progettano, cercano, provano a mettere in campo idee sicuramente buone, sicuramente valide,
15:29perché sono frutte di studio, di approfondimenti, di personale altamente qualificato e creano queste idee, questi progetti appunto.
15:42Dall'altra parte troviamo invece il cittadino, la persona, che ha dei bisogni, bisogni legati sicuramente allo stato di salute,
15:56visto che parliamo oggi di sanità, ma bisogni legati alla persona, perché il senso di solitudine che spesso si prove in ospedale è tremendo
16:09ed è sicuramente dannoso proprio per il percorso terapeutico di quella persona, oltre che afferire quella persona nella parte più intima.
16:20Certe volute disattenzioni, non parlo di disattenzioni tipo clinico, medico, terapeutico, parlo di disattenzioni nei rapporti interpersonali,
16:31fra il personale e i ricoverati, i pazienti, certe risposte inadeguate, per non dire altro, a volte nei confronti dei familiari,
16:44o di chi cerca, o perfino di chi si è perso dentro l'ospedale e cerca magari informazioni per trovare un ambulatorio.
16:54Ecco, tutto questo è frutto di cosa? Di un distacco fra quei progetti e i bisogni reali delle persone.
17:03E quando la persona si sente pressata, appesantita da un bisogno, e non trova le risposte, resta delusa, e la delusione a volte porta alla rabbia.
17:20Allora, e a generalizzare con classici discorsi, non funziona niente. Va tutto male. Tutti i medici, tutti gli infermieri, tutti gli ospedali.
17:37Ecco, noi volontari abbiamo questo impegno in più, dovremmo sentire questo impegno in più.
17:45Cioè di essere un po' il collante fra certi progetti, e quindi le istituzioni, e il paziente, e i suoi familiari, e i bisogni di quelle persone.
17:58In che modo? Con un ascolto attivo rivolto al paziente e ai familiari, con un'attenzione e uno spirito di collaborazione nei confronti del personale sanitario,
18:12e trasmettere l'un l'altro i messaggi, in modo puro, in modo costruttivo, cioè con la voglia, là dove è possibile, di migliorare.
18:27Oggi essere un volontario è ancora di più essere testimone, è ancora di più di un po' di anni fa.
18:40Perché negli anni fine settanta, inizio ottanta, quando è nato in Italia il volontariato organizzato, perché il volontariato c'è sempre stato, ma organizzato in associazionismo.
18:53Beh, c'era molta buona volontà, indubbiamente, tant'è che le associazioni fiorivano quotidianamente,
19:00proprio a significare che le persone poi vogliono partecipare a un progetto di salute, ma soprattutto vogliono stare insieme, per partecipare insieme.
19:14Cioè il volontariato alla fine degli anni settanta, all'inizio ottanta, è uscito dalla dimensione del singolo individuo, quindi da una dimensione individualista,
19:25ed è diventata una dimensione invece di associazionismo.
19:29E quindi uno stare insieme che ha prodotto, indubbiamente, dei risultati positivi, se è vero come è vero, che il legislatore si è visto costretto poi a legiferare sul volontariato.
19:41Abbiamo aspettato un po', perché abbiamo aspettato il 91 prima, il 2017 dopo, quindi diciamo che il legislatore ci ha pensato un bel po'.
19:50Però, proprio a fronte di questa pressione e questa voglia di esserci, di partecipare, questo è il vero concetto di democrazia.
20:02Cioè la democrazia è quando si partecipa, ma la partecipazione nasce da una conoscenza, perché è la conoscenza che rende liberi.
20:12E allora conoscere di se stessi, conoscere gli altri, non degli altri ovviamente, non degli affari degli altri, ma conoscere l'altro come persona, ci fa fare un passo avanti.
20:26Ci fa andare da un lato verso le istituzioni, dall'altro verso il personale sanitario.
20:34Noi stiamo nel mezzo, ma non schiacciati dalle due realtà, ma proprio come componente, potremmo dire, come giunto cardanico.
20:44Cioè facciamo girare bene, possiamo provare a far girare bene le due cose.
20:50Allora essere un volontario oggi è molto più, capite, che aiutare una persona a mangiare.
20:59Assolutamente di valore questa azione, perché a volte se non c'è il volontario lì vicino, il personale sanitario non ha il tempo, oppure poi lo farà, ma chi sa quando.
21:11Magari poi è chiamato per un'emergenza o per un'urgenza, succedono mille cose dentro un reparto.
21:17Allora lì il volontario sanitario interviene in questo senso anche.
21:20Su indicazione del personale sanitario aiuta le persone a mangiare, a chi non ce la fa.
21:25E questa è una funzione sicuramente importante, ci mancherebbe.
21:29Ma poi che facciamo noi volontari? Cerchiamo di quella cosa, di farne un momento d'ascolto.
21:36Cioè quasi sfruttiamo quel momento di praticità per aprire un ponte di conoscenza, di cordialità, di tenerezza con l'altro.
21:48Noi cerchiamo di essere quel condimento che manca spesso nei reparti, negli ambulatori, nell'accettazione.
21:57Essere quel condimento che manca, ripeto, e lo dico con molta onestà intellettuale,
22:07non perché il personale sanitario scientemente voglia farlo mancare,
22:11ma perché è talmente pressato, obberato, schiacciato a volte nella propria professione,
22:18che non ha il tempo, pur avendone la voglia, di fermarsi ad ascoltare.
22:23Di potersi fermare a sentire quella persona, a osservare, non solo a guardare.
22:30Chissà quanti lo vorrebbero fare, ma non possono farlo.
22:34Là interveniamo noi.
22:36Ecco che il volontario sanitario oggi è sicuramente una persona che dona il suo tempo,
22:47è una persona che gratuitamente offre quello che sa fare,
22:52è una persona che decide ogni giorno di essere lì.
22:58Perché il dono del volontario non parte nel momento in cui ti iscrivi al corso di formazione,
23:06non parte quando ricevi l'attestato di doneità e magari il tesserino Arbas, nel nostro caso.
23:13Il dono del volontario parte ogni giorno, ogni volta che tu esci da casa o dal posto di lavoro
23:20o dal gruppo d'amici e decidi di andare in ospedale.
23:24Il dono del volontario è innanzitutto la prossimità, essere lì, accanto a quella persona.
23:30Prima ancora di dire fare, essere lì.
23:34Questa è testimonianza.
23:36E allora quando parliamo di volontariato, cominciamo a fare qualche distinzione.
23:42Perché credo che sia corretto nel rispetto dei pazienti fare qualche distinzione.
23:49Perché ci sono delle associazioni di volontariato che reglutano i propri volontari
23:58con una conversazione telefonica, senza nemmeno un incontro.
24:04Ci sono delle associazioni di volontariato che reglutano i propri volontari senza corso di formazione.
24:12Allora io credo che per esempio, come è giusto che ci sia una disciplina legislativa che riguarda il volontariato,
24:23mi riferisco al codice del terzo settore nello specifico,
24:26credo che sarebbe opportuno che le istituzioni, anche a livello regionale,
24:32cominciassero a disciplinare la formazione dei volontari.
24:36Perché un conto, e lo dico con profondo rispetto,
24:39un conto è andare a pulire una spiaggia dalle cartacce,
24:43lo dico con profondo rispetto perché quello è un servizio che fanno anche a me,
24:48un servizio alla società.
24:50Un conto è stare dentro un museo, facendo attenzione che non scattino foto o video,
24:56un conto è stare accanto a una persona che sta soffrendo, non solo nel corpo,
25:03perché nessuna malattia è solo fisica.
25:06Qualunque malattia, piccola o grande, che sia, porta con sé delle malattie interiori, delle ferite,
25:13e noi quelle incontriamo.
25:15E cosa si chiede oggi al volontario?
25:18Tenerezza, dolcezza.
25:22Sono queste le componenti che, ripeto, non per cattiveria, spesso mancano dentro l'ospedale.
25:28Le dobbiamo portare noi, se vogliamo far parte di questo sistema.
25:32Se vogliamo sentirci davvero, non importanti come associazione, come persone,
25:41non è questo il punto, ma importanti nel processo di cura.
25:45O meglio, se vogliamo sentirci davvero un elemento del processo di cura della persona,
25:50questo dobbiamo portare.
25:52E dobbiamo portarlo con tutti.
25:54Anche con chi non risponde al nostro buongiorno.
25:57Anche con qualche direttore sanitario che mi ha detto
26:02ma perché non andate ai giardinetti, che qua ci date fastidio.
26:06O qualche direttore sanitario che non vuole i volontari.
26:11Perché quello che fate voi lo deve fare il personale.
26:15Io gli dico guardi che il personale non ce la fa.
26:18Che forse se riusciamo lo deve fare il personale.
26:21Ma il personale non lo fa. Pazienza.
26:25Ecco, se vogliamo essere ricchezza per il paziente,
26:31se vogliamo essere qualcosa che collabori al suo star bene,
26:37aiutando il personale sanitario che sempre ce la mette tutta in questo senso anche,
26:44noi dobbiamo tener conto di questa nostra opportunità.
26:49Tenerezza e dolcezza con tutti.
26:52Perché questa è la nostra forza.
26:54Non sarà l'ignoranza, la maleducazione qualche volta,
26:58l'indifferenza di qualche direttore sanitario o dirigente di reparto
27:03a smontare la nostra motivazione.
27:06Semmai proviamo a fare il contrario.
27:09Con delicatezza ma con la fermezza delle idee.
27:15Grazie.
27:17Grazie Dottor Roscioli per aver evidenziato ancora una volta
27:23qual è il ruolo così importante di noi volontari.
27:27Chi opera come noi, non dico quotidianamente,
27:31ma insomma negli ospedali sa quanto sia importante
27:35il rapporto empatico con il paziente, con chi soffre.
27:40E soprattutto il concetto di accoglienza del malato nella sua totalità,
27:45cioè come persona in toto, come persona malata nella sua malattia,
27:51ma anche nella sua salute.
27:53Questo per creare quel rapporto che poi lo accompagnerà anche dopo,
27:59lo aiuterà a percorrere meglio il suo processo di guarigione.
28:06Non so adesso la mancanza del primo pilastro,
28:10dell'istituzione, a cosa sia dovuta.
28:14Probabilmente un impegno...
28:16No, io ho sentito il portavoce ieri pomeriggio,
28:19ma ha detto che non c'erano problemi, quindi non lo so.
28:21A meno che non è caduto il governo stamattina, ma insomma...
28:26Regionale.
28:30Stavo vedendo se tante volte...
28:32Un messaggio.
28:35Io avevo invitato anche il dottor De Santis,
28:39che però non è che lui vedo,
28:42perché si sta interessando di un progetto di cure palliative
28:48di fine vita, nel quale per minima parte ci mancherebbe,
28:54ma comunque nel quale è inserita anche la figura del volontario,
28:57sia nel settore ambulatoriale, sia anche nel domiciliare.
29:01Quindi è una cosa che ci interessa come Arvas in modo particolare,
29:05perché vorremmo, da qui a quando sarà possibile,
29:09anche formare dei volontari per questo tipo di assistenza.
29:14Capite che l'assistenza a un malato terminale
29:17o a un malato che sta ricevendo cure palliative
29:20è altra cosa rispetto al reparto tradizionale dell'ospedale,
29:24così come è altra cosa un'assistenza di tipo domiciliare
29:28in situazioni di questo tipo.
29:30Dobbiamo formarci e lo faremo con molta solida serietà.
29:36E a questo proposito, a proposito di formazione,
29:39siccome Angelo Bocchini è il nostro referente della formazione,
29:45oltre a essere il direttore dei nostri corsi presso l'ospedale San Camillo,
29:50dei corsi Arvas intendo dire,
29:53chiedo a lui, non era preparata la cosa, ma gliela chiedo lo stesso,
29:59chiedo un suggerimento su come, caso mai,
30:03arricchire, modificare, integrare il nostro corso di formazione standard,
30:08che lui ormai conosce bene, se ne avrete bisogno.
30:13Allora, sempre grazie,
30:16ma voglio tornare un attimo indietro su un concetto che è stato lanciato.
30:23Sto pensando in questo momento all'eventuale direttore sanitario
30:28che dice che non c'è bisogno di un volontario in ospedale.
30:32Non entro in merito alla sua organizzazione,
30:35non voglio entrare in merito neanche nel giudizio,
30:37perché se ha risposto così avrà le sue dovute motivazioni.
30:42Penso soltanto ad una cosa.
30:45Se il paziente, c'è una presa in carico del paziente
30:49da un punto di vista sanitario, è vero sì,
30:52è competenza soltanto del personale sanitario,
30:55ma quando si parla di accoglienza, di assistenza globale,
30:59di integrazione di varie figure,
31:02forse quel direttore dovrebbe in qualche modo ragionare
31:07che esistono valori aggiunti.
31:09Mi sembra giusto valorizzare anche questo aspetto,
31:12perché tante volte ci si ferma troppo sull'organizzazione.
31:16Quando mi viene così spontaneo parlare con i colleghi
31:20che fanno i coordinatori
31:22o che svolgono funzioni apicali all'interno dell'organizzazione,
31:26tante volte ci viene in mente di ragionare su modelli organizzativi,
31:30si parla tantissimo di nuovi modelli addirittura innovativi
31:36di presa in carico del paziente.
31:38Poi però ritorniamo su prestazioni tecniche.
31:41Il paziente viene visto sì nel globale,
31:43ma quell'aspetto di accoglienza è sempre lasciato
31:47in maniera un po' più aperta,
31:50mentre la parte tecnica viene sicuramente più sviluppata.
31:54Per esempio si parla anche del Tribunale del malato
31:59che partecipa nei processi, nelle decisioni organizzative.
32:04Ci sono le associazioni che in maniera limitrofa
32:09alla struttura sanitaria dovrebbero partecipare e partecipano,
32:12alcune in realtà partecipano,
32:14nelle scelte organizzative aziendali e ospedaliere.
32:18Mi viene in mente che questo direttore sanitario
32:20sicuramente non conosce o comunque non sa
32:25che esiste qualcos'altro fuori dall'ospedale
32:27che può essere invece incluso all'interno dei processi di assistenza.
32:31Per quanto riguarda l'assistenza al paziente ocologico,
32:36un altro piccolo cenno è stato introdotto per noi infermieri,
32:42pensate nel 1955,
32:45da una teorica che pensava già all'assistenza dei pazienti oncologici,
32:51quella che per noi chiamiamo come Virginia Henderson.
32:54Ha insegnato già che esisteva la modalità di assistere pazienti
32:58anche garantendogli un buon fine vita.
33:02Oggi questi concetti sono stati ripresi,
33:04si parla tantissimo di assistenza domiciliare,
33:07dell'ospedale senza dolore,
33:09del paziente da accompagnare al fine vita.
33:13Penso che oggi sappiamo che la popolazione,
33:16come abbiamo detto anche prima,
33:18è una popolazione che sta andando sempre più avanti,
33:20però sappiamo anche che la patologia oncologica
33:23rappresenta un aspetto sanitario importante.
33:27Una grande parte della sanità
33:30è anche rappresentata dai pazienti oncologici
33:34che in ospedale ricevono cure mirate precise per un tempo limitato
33:41tutto il resto è territoriale o strutture a disposizione.
33:45Le stesse strutture che si sono organizzate
33:47sia in assistenza domiciliare che in quella di tipo residenziale.
33:51Ecco, e credo che il futuro assolutamente sì,
33:54bisogna ragionare sul malato terminale,
33:56attenzione non solo oncologico,
33:58oggi dovremo correggere la parola terminale
34:01perché non dobbiamo pensare solo all'oncologico
34:03ma anche alle patologie croniche che non hanno cure.
34:07Immaginiamo lo scompenso cardiaco
34:09che non trova più ormai una connotazione di terapia corretta
34:14ma bisogna accompagnare il paziente anche per il fine vita.
34:17Altre patologie croniche,
34:19quindi quelle patologie che ormai non hanno più una terapia attuale
34:22che potrebbero stabilizzare o migliorare,
34:27ecco, quelle patologie oggi vengono assistite
34:30con modelli, quelli che erano prima dati solo agli oncologici.
34:34Quindi oggi dovremmo parlare di terapia cronica
34:37tra cui anche quella oncologica
34:39ma soprattutto la gestione del dolore.
34:41Penso che il volontario anche qui,
34:43se per me, giocate in casa,
34:45ci tengo alla figura del volontario
34:47perché altrimenti non mi impegnerei neanche a fare la formazione.
34:51Credo che oggi dovremmo aggiornare un po' il,
34:56non parlare soltanto di concetti igienico-sanitari
35:01perché maggiormente questo è quello che rappresenta un po' più
35:04il primo approccio del volontario in ambiente ospedaliero.
35:08È importante che il volontario che collabora
35:12all'interno di un processo di lavoro ospedaliero
35:15conosca i comportamenti igienico-sanitari,
35:18soprattutto perché è la persona più prossima,
35:21come diceva anche il Presidente, prossima al paziente.
35:23Lui deve sapere toccare il paziente,
35:25deve sapersi avvicinare al paziente,
35:27deve saper mantenere quella situazione di sicurezza
35:33per se stesso ma anche per altri.
35:35Perché se un volontario non sa comportarsi bene
35:38da un punto di vista proprio comportamentale e igienico,
35:41il rischio è quello di propagare infezioni.
35:44Quindi sicuramente devono essere riaggiornati questi aspetti.
35:48Credo che sia necessario anche mettere dentro
35:53altri nuovi concetti organizzativi.
35:56Gli ospedali si stanno cambiando ma con molta lentezza.
36:00Oggi esistono patologie che prima non avevamo.
36:04Per esempio, noi sappiamo che il paziente infetto,
36:09quello che noi immaginiamo che deve stare
36:11nelle malattie infettive, è un tipo.
36:13Però ci sono anche delle altre infezioni presenti in ospedale
36:16che ormai sono comuni, che potrebbero essere
36:20tranquillamente gestite, prestando alcune attenzioni.
36:23Quindi dovremo aggiornare questo modo di assistere i pazienti
36:27perché ormai in ospedale non abbiamo più solo
36:29il malato cardiologico o semplicemente il malato pneumologico
36:33o diciamo di monodisciplina.
36:35Oggi abbiamo un paziente anziano o comunque fortemente anziano
36:39con più patologie, tra cui anche quelle infettive.
36:44Quindi dovremmo riaggiornare sulla presa in carico dei pazienti.
36:47Questa è una cosa che forse dovremmo cominciare a rivedere.
36:52Per il resto ovviamente lì dove il reparto prevede
36:58un piano di attività dove all'interno esiste il volontario,
37:02lì deve studiare il volontario perché deve sapersi muovere
37:07all'interno dell'equip sanitaria.
37:10Lì dove invece ancora il volontario non è presente,
37:16deve sicuramente quindi avere un livello base.
37:19Quindi si vorrebbe già cominciare a pensare un livello base
37:22per avere il volontario in una realtà è già un livello superiore
37:26lì dove la complessità aumenta come a San Camillo.
37:29Spesso e volentieri con la referente del San Camillo
37:33dobbiamo interrompere alcuni processi, aggiornarci.
37:36Questa cosa il volontario può entrare in quella stanza,
37:38qui invece il volontario non deve entrare.
37:41Ma sono convinto che se entra un familiare che lo possiamo addestrare
37:45a parlare con il paziente, meglio potremmo fare con un volontario
37:48se viene ben formato. Quindi io aggiungerei questo aspetto.
37:52Bene, grazie per aver completato questo quadro,
37:56anche se mancante, ripeto, per la parte istituzionale.
38:00Quindi le riflessioni sono tante da portare avanti dentro di noi.
38:07Noi comunque crediamo a questa sinergia tra istituzioni,
38:12volontariato e professioni sanitarie che sono basilare
38:17per il progetto di una buona sanità.
38:20Quindi noi vi ringraziamo, io vi ringrazio per la partecipazione
38:27e soprattutto ringrazio il dottor Cochini, il dottor Roscioli
38:31e la mia amica cara, l'avvocato Giusi Occhionero
38:37che ci ha consentito l'organizzazione e la partecipazione
38:41a quest'evento in questa sala. Prego.
38:46Tanto ce l'abbiamo fino ai 12.30, quindi 5 minuti.
38:51Ma fa anche meno.
38:56Ribadisco un concetto che ci tengo in modo particolare.
39:01Ognuno di noi, se crede in quello che abbiamo detto fino adesso
39:08in termini di miglioramento dello stato generale del sistema sanitario
39:15anche attraverso l'azione del volontario,
39:18ciascuno di noi dovrebbe sentirsi un po' messaggero,
39:22dovrebbe sentirsi un po' il testimone di un concetto forse antico ma nuovo
39:28e cioè mettere la persona al centro.
39:31Certamente ci fa piacere tutte le volte che qualcuno si avvicina all'ARVAS
39:36per farne parte. Siamo contenti, orgogliosi e ringraziamo sempre.
39:43L'importante comunque è avvicinarsi al volontariato sanitario
39:48perché è meno appariscente di altri volontariati.
39:53Non lo dico con polemica, anzi sì, ma è meno appariscente
39:59e noi non abbiamo grandi risonanze sui media
40:04perché facciamo poco audience.
40:07Fa molto più audience chi arriva con la tuta multicolore
40:12e il lampeggiante sulla macchina.
40:15Qualcuno pure in testa se lo mette il lampeggiante pur di essere notato.
40:19Fa molto più audience chi è portato dalle istituzioni
40:25senza aprire nessuna polemica, è un dato di fatto,
40:29ma è portato dalle istituzioni sempre, in prima fila, pure quando non serve.
40:34Mentre a chi servirebbe, come l'ARVAS e come tanti altri, a volte ci viene negato.
40:39Uno dei ultimi casi è stato per esempio durante il terremoto dell'Aquila.
40:46Durante quei terribili giorni noi abbiamo offerto la nostra disponibilità
40:51come associazione per fare assistenza alle persone che erano rimaste per strada.
40:56Ma anche l'assistenza semplice, anche la compagnia se volete.
40:59O la possibilità di uno sfogo, di un pianto fatto su una spalla anziché su una pietra.
41:05E ci è stato detto no perché non fate parte della protezione civile.
41:10Allora abbiamo detto, bene, possiamo provare a farne parte della protezione civile.
41:15No, non avete le caratteristiche.
41:18E quali sono le caratteristiche?
41:20Ancora aspetto la risposta dal terremoto dell'Aquila.
41:24Noi dobbiamo combattere soprattutto dentro.
41:28Vedete, sembra paradossale.
41:30Il mondo dell'associazionismo è un mondo pieno di veleno.
41:34Ve lo dico con molta franchezza.
41:36Ma questo non deve demotivarci.
41:38È al contrario.
41:40Noi non vogliamo essere i Don Quixote della situazione o sanare chissà che cosa.
41:45Ma portiamo avanti le nostre idee, pure come sono.
41:50Come dovrebbero essere per tutti e non lo sono.
41:53Portiamo avanti il volontariato come deve essere.
41:56Questa è la vera testimonianza.
41:58E quindi il mio piccolo invito a tutti voi è a parlarne.
42:03A parlarne fra di voi e a parlarne con gli altri.
42:06E grazie anche da parte mia per essere venuti.
42:23Oggi abbiamo avuto due pilastri.
42:26Un terzo.
42:28Magari ci appoggiamo, Angelo e io.

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