Non solo soia, mandorla e riso: negli ultimi tempi si stanno affacciando sul mercato nuovi tipi di latte vegetale, pensati sia per chi è intollerante al lattosio e non può consumare latte tradizionale sia per chi si è votato a un’alimentazione vegana e vegetariana.
I nuovi tipi di latte vegetale
Proprio alla luce del sempre maggior numero di persone che hanno eliminato carne e latticini dalla loro dieta, le aziende hanno investito nella ricerca e nello sviluppo di nuovi prodotti alternativi, sfruttando ciò che la natura ha da offrire. Secondo le stime, nel 2019 il mercato di latte a base vegetale aveva superato i 12 miliardi di dollari di valore, con una stima di crescita di oltre il 10% entro il 2026. E così, da un periodo in cui trovare latte di soia o di mandorla in un bar era una missione quasi impossibile, si è passati a una fase in cui la scelta di latte vegetale è amplissima.
Le tipologie di noci su cui si stanno concentrando di più i brand sono quelle amiche dell’ambiente, che richiedono meno dispendio di acqua e che consentono di tenere bassa la percentuale di additivi. E il pistacchio è una scelta sempre più popolare, insieme con anacardi e noci. E dall’Oriente arriva una sorta di “additivo naturale” che ha conquistato anche gli chef stellati: il koji, una coltura di riso fermentato che viene impiegato per produrre il miso, la soia e il sakè. Questo ingrediente viene aggiunto a molti latti vegetali, in primis quello di avena, per renderli più cremosi e migliorarne la digeribilità.
I benefici delle alternative
La scelta del latte vegetale è importante anche dal punto di vista nutrizionale. Il latte di soia, per esempio, è ricco di proteine e contiene isoflavoni che possono aiutare a regolare gli ormoni, quello di mandorla è facilmente digeribile. Quello di cocco contiene grassi buoni, quello di avena è ricco di fibre e betaglucani, utili per il colesterolo.
Ancora, il latte di riso è il più digeribile ed è il più adatto a chi soffre di allergie, oltre a essere naturalmente dolce, mentre il latte di anacardi è ricco di antiossidanti e contiene rame, utile per il benessere del cervello.
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Le tipologie di noci su cui si stanno concentrando di più i brand sono quelle amiche dell’ambiente, che richiedono meno dispendio di acqua e che consentono di tenere bassa la percentuale di additivi. E il pistacchio è una scelta sempre più popolare, insieme con anacardi e noci. E dall’Oriente arriva una sorta di “additivo naturale” che ha conquistato anche gli chef stellati: il koji, una coltura di riso fermentato che viene impiegato per produrre il miso, la soia e il sakè. Questo ingrediente viene aggiunto a molti latti vegetali, in primis quello di avena, per renderli più cremosi e migliorarne la digeribilità.
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