I crimini dei più efferati serial killer della storia raccontati attraverso immagini di repertorio, interviste e testimonianze di chi li ha conosciuti realmente o di chi, per lavoro, non ha potuto fare a meno di imbattersi in essi. Malvagi, spietati, mostruosi, torturatori, sono uomini e donne determinati, ossessionati, senza un briciolo di pietà o rimorso, crudeli assassini divenuti vere e proprie impersonificazioni del male. Sono davvero nati per uccidere?
TONY COSTA (1944 – 1974), è stato un serial killer statunitense, che ottenne notorietà per aver commesso diversi omicidi nella cittadina di Truro e dintorni nel 1969. Il caso attirò l'attenzione internazionale quando il procuratore distrettuale Edmund Dinis affermò: "I cuori di ogni ragazza erano stati rimossi dai corpi e non erano nelle tombe... Ogni corpo è stato tagliato in tante parti quante sono le articolazioni'". Dinis affermò anche che c'erano segni di denti trovati sui corpi. L'attenzione dei media fu così grande che Kurt Vonnegut (la cui figlia Edith aveva incontrato Costa) lo paragonò a Jack lo Squartatore in un articolo del numero di Life Magazine del 25 luglio 1969 e che fu incluso nella raccolta Divina idiozia. Vonnegut mantenne una corrispondenza con Costa. Costa venne sospettato di aver ucciso sette donne: Bonnie Williams, Barbara Spaulding, Sydney Monson, Susan Perry, Patricia Walsh e Mary Anne Wysocki, ma infine venne accusato di averne ucciso solo due: Walsh e Wysocki. Nel maggio 1970 fu condannato all'ergastolo per gli omicidi di Mary Ann Wysocki e Patricia Walsh. Quattro anni dopo la sua condanna, Costa si suicidò impiccandosi nella sua cella.
TONY COSTA (1944 – 1974), è stato un serial killer statunitense, che ottenne notorietà per aver commesso diversi omicidi nella cittadina di Truro e dintorni nel 1969. Il caso attirò l'attenzione internazionale quando il procuratore distrettuale Edmund Dinis affermò: "I cuori di ogni ragazza erano stati rimossi dai corpi e non erano nelle tombe... Ogni corpo è stato tagliato in tante parti quante sono le articolazioni'". Dinis affermò anche che c'erano segni di denti trovati sui corpi. L'attenzione dei media fu così grande che Kurt Vonnegut (la cui figlia Edith aveva incontrato Costa) lo paragonò a Jack lo Squartatore in un articolo del numero di Life Magazine del 25 luglio 1969 e che fu incluso nella raccolta Divina idiozia. Vonnegut mantenne una corrispondenza con Costa. Costa venne sospettato di aver ucciso sette donne: Bonnie Williams, Barbara Spaulding, Sydney Monson, Susan Perry, Patricia Walsh e Mary Anne Wysocki, ma infine venne accusato di averne ucciso solo due: Walsh e Wysocki. Nel maggio 1970 fu condannato all'ergastolo per gli omicidi di Mary Ann Wysocki e Patricia Walsh. Quattro anni dopo la sua condanna, Costa si suicidò impiccandosi nella sua cella.
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